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ultima modifica: pomponesco01/08/2016

CENNI STORICI 

Situato sulla riva sinistra del fiume Po, Pomponesco è stato da sempre legato al fiume e alla sua economia con la presenza di un porto, di mulini natanti, di numerosi barcaioli e "uomini di fiume".stemma
Quando vi arrivarono i primi abitatori, questo territorio della Bassa era ancora una grande palude dovuta al corso libero del fiume Po, solcata da terrazzi fluviali. Così quelle prime genti si stanziarono sulle isole boscose dando luogo a terremare, costruendo capanne e palafitte nell'acqua e vivendo di caccia, di pesca, di rutta, di radici, di erbe e di cereali selvatici. Non è possibile stabilire con certezza da dove provenissero e a quale stirpe appartenessero, comunque abbiamo notizie di Liguri, di Etruschi, di Galli Cenomani fino all'epoca veramente storica, che è quella romana dei primi secoli dopo Cristo.
Provenienti dall'odierna Emilia, allora assai progredita, i Romani si stabilscono in queste terre, già in parte arginate dagli Etruschi, e fondano i primi "praedioli", piccoli caseggiati per le coltivazioni agricole. Infatti le prime notizie relative a Pomponesco risalgono al II secolo d.C. Le testimonianze della presenza di una ricca e nobile famiglia romana di nome Pompea sono attestate dal ritrovamento, verso al fine del secoli XVI, di una lapide e di un sarcofago con l'iscrizione 'POMPOEAE CELERINAE Q.POMPEUS PRIMUS ET POMPAEA TYMELAE D.PARENTES FIL INCOPAR.M.VIXIT ANN XIX M.IX D.V.ET SIBI VIVI FECER' ('I genitori Quinto Pompeo Primo e Pompea Timele vivi eressero questa tomba con la protezione degli dei alla incomparabile figlia Pompea Celerina che visse anni 19 mesi 9 giorni 5'),così come riportato dal diario settecentesco del sacerdote Anselmo Brunelli. Questo dimostra l'esistenza di una dimora della famiglia, non certo di un nucleo abitato; anche se è ragionevole pensare che proprio dalla famiglia Pompea derivi il toponimo Pomponesco. Sempre della medesima epoca sono i ritrovamenti disseminati nelle vicinanze del territorio di Pomponesco (frammenti di terracotte, anfore, monete) e attualmente conservati presso il museo "Antonio Parazzi" di Viadana. In età longobarda, intorno all'anno 1000, Pomponesco passa sotto la giurisdizione dei Monaci benedettini di Leno, mentre in un documento del 1077 risulta dominata insieme a Viadana, dagli Estensi Ugo e Folco, figli di Alberto Azzo II, confermati nel possesso del territorio dall'imperatore Enrico IV; per poi passare, nel 1145, all'Episcopato di Cremona. In quegli anni si moltiplicano gli interventi riguardanti le arginature del fiume Po e, più in generale, la difesa dalle inondazioni; fino alla disastrosa inondazione del 1280, che costringe i comuni di Viadana, Pomponesco e Dosolo ad approntare la costruzione del cosiddetto "argine di dietro". Inizia così l'accavallarsi su Pomponesco delle dominazioni dei Malaspina, dei Cavalcabò, dei Persico, dei Bonacolsi, degli Scaligeri, dei Visconti ed infine dei Gonzaga. In particolare nel 1339 i territori passano in provecchio castelloprietà alla famiglia Gonzaga di Mantova e vengono retti da vicari, così come le parrocchie che passano sotto il controllo del Vescovo di Mantova. Sempre nel 1339 il vescovo di Mantova Gotifredo comunica a Filippino Gonzaga l'intenzione di ricostruire, in un luogo più adatto, la chiesa dei Sette Fratelli Martiri di Pomponesco.
In quei tempi Pomponesco si presenta come un paese urbanisticamente disorganico: gli abitanti, dispersi in numerosi casolari, sono dediti in particolare all'attività agricola, alle tele e ai cordami di canapa, alla concia delle pelli e al piccolo artigianato. A partire dalla morte del marchese Ludovico II Gonzaga, avvenuta nel 1478, Pomponesco diventa, come le altre terre di oltre Oglio, appannaggio dei Gonzaga cadetti di Gazzuolo e Bozzolo, entrando a far parte di un "condominio signorile marchionale".
Nel 1555, alla morte di Carlo II Gonzaga che reggeva Bozzolo, San Martino Dell'Argine e Marcaria, Pomponesco è assegnata al suo ultimogenito, il marchese Giulio Cesare Gonzaga. L'arrivo nel 1579 del marchese permette a Pomponesco un innegabile salto di qualità. Nato nel 1552, educato alle fastose corti di Mantova e Spagna, principe del Sacro Romano Impero, uomo del Rinascimento attento alle opere del più famoso cugino Vespasiano signore di Sabbioneta, ben deciso ad avere una sua corte che uguagliasse quella dei fratelli e dei cugini, Giulio Cesare Gonzaga vuole trasformare Pomponesco in una "città ideale", anche se la planimetria delle piazze e della residenza del principe presenta più analogie con le realizzazioni urbanistiche di Gazzuolo e di San Martino dell'Argine. Il progetto coinvolge l'intero paese che viene sconvolto e riordinato secondo un preciso disegno urbanistico: attorno al castello a pianta esagonale, che diventa la dimora del principe, si sviluppa, simmetricamente, la trama delle vie, delle piazze e dei vari quartieri, il paese vero e proprio, come ancor oggi si è mantenuto.
 Il progetto e la realizzazione urbanistica di Pomponesco, insieme ai servizi e ai denari offerti all'imperatore Rodolfo II, valgono a Giulio Cesare Gonzaga il titolo di conte di Pomponesco e l'elevazione, conseguente, di questa terra in contea. Degno di nota il fatto che tra il 1580 e il 1593 Pomponesco ha perfino una sua propria Zecca e batte moneta. D'altro canto, questa intensa vita signorile è stata resa possibile solo gravando la popolazione di tasse e dissanguando le finanze del piccolo Stato. Questa stagione feconda, quindi, non dura a lungo: nel 1593 il marchese si trasferisce nella nuova Signoria di Bozzolo e, lentamente, Pomponesco decade e perde il suo splendore. In quegli anni la navigazione fluviale è in crisi (tra le cause ricordiamo l'infittirsi delle barrierepromemoria doganali e i ripetuti saccheggi di truppe straniere) e Pomponesco, che si era attrezzata da tempo per la gestione di questi traffici, ne avverte subito le conseguenze. Morto Giulio Cesare Gonzaga nel 1609, gli succede il nipote Scipione che governa fino a 1670, quindi la Contea di Pomponesco viene retta sino al 1708 da Delegati, Vicari e Governatori della casa Gonzaga.
Tra il 1700 e il 1800 il traffico fluviale e il commercio delle granaglie favorisce l'insediamento a Pomponesco di una nutrita comunità ebraica, la cui presenza è testimoniata all'esistenza di signorili dimore, dai resti dell'edificio della sinagoga e dal cimitero, ora chiuso, che accoglie le spoglie della più importante famiglia ebraica di Pomponesco: la famiglia Cantoni da cui emerse lo scrittore Alberto Cantoni, ammirato e stimato da Pirandello, suo amico, la cui opera continua oggi ad essere letta e studiata, per la sua originalità ed il suo fine umorismo..

Dopo la dominazione gonzaghesca, che dura fino al 1708, il territorio di Pomponesco passa sotto il dominio austriaco fino alle due guerre risorgimentali, se escludiamo l'intervallo della Repubblica Cisalpina e del Regno Italico napoleonico. Pomponesco, con le terre del distretto di Viadana, passa alla provincia di Cremona (visto che la città di Mantova era rimasta all'Austria), per poi tornare sotto la giurisdizione di Mantova nel 1866.

Dopo l'unità d'Italia, il paese segue tutte le vicende, le situazioni e le vicissitudini storiche della nazione, incluse le due guerre mondiali.

 

 
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